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Teatro Telaio

Una rilettura contemporanea dell’Otello di Shakespeare per parlare di relazioni, invidie, gelosie e stati d’animo che inducono al desiderio di vendetta e di prevaricazione. Protagonista, questa volta, Iago che prende la parola per raccontare la sua versione dei fatti, cioè il punto di vista del persecutore, della mente spietata che muove chi gli sta intorno come fosse il suo branco.

È lui il sibillino tessitore di false voci e dicerie abilmente architettate, che fa cadere ad uno ad uno i suoi avversari, che conquista la fiducia di Otello allo scopo di farlo precipitare dall’alto del suo successo, che sacrifica l’innocente Desdemona, colpevole di avergli preferito i suoi avversari.

Il centro attorno a cui ruota il suo universo di senso, quasi come una falena attirata dal fuoco, è l’onore, o, detto in termini contemporanei, l’immagine: qualcosa che non si può rubare per il suo valore, ma che, se tolta al proprio avversario, lo annichilisce. In questo sta la sua universalità: anche oggi possiamo immedesimarci in Iago e capire il suo desiderio di rivalsa, ma sta a noi e alla nostra volontà decidere se agire per distruggere o per costruire.
In scena un attore e le sue proiezioni mentali, il suo delirio solipsistico e le trame del suo piano che si materializzano come una partita a scacchi sugli schermi. Schermi che sono scenografia ma allo stesso tempo fisica proiezione interiore di beckettiana memoria e metafora del prolungamento “virtuale” che ci circonda: un ambiente in cui si spia e si è spiati, si segue il branco in maniera passiva e inconsapevole, senza interrogarsi su chi sia e cosa provi realmente la vittima. La funzione della luce non è quella di illuminare, ma di confondere; la musica, pervasiva, si sovrappone alle parole, e incatena gli spettatori con le sue vibrazioni.

con Alessandro Mor e la partecipazione in video di Michele D'Aquila, Massimo Politi, Abderrahim El Hadiri e Uta Kargel | drammaturgia di Silvia Mazzini e Angelo Facchetti da W. Shakespeare | scene e video Giuseppe Luzzi | scenotecnica Mauro Faccioli | regia Angelo Facchetti