LA BOTTEGA DEL CAFFÈ

La confraternita del Chianti

La Bottega del Caffè di Carlo Goldoni è, a tutti gli effetti, un classico. Scritta nel 1750, la commedia affronta con humour nerissimo uno dei “vizi” maggiormente in voga nella decadente Repubblica di Venezia: il gioco d’azzardo.
Sono passati duecentosessant’anni e il gioco d’azzardo rimane, nonostante il tempo, una delle dipendenze più pericolose. Quella del gioco d’azzardo è la quinta industria in Italia. La spesa pro capite annua è la prima al mondo. Circa settecentomila persone sono affette da GAP (gioco d’azzardo patologico).

La storia è quella di Eugenio, giovane che passa intere notti perdendo tutti i suoi averi (averi della moglie, in effetti) e di Ridolfo, il proprietario de “la bottega del caffè” che fa di tutto per proteggere Eugenio. Attorno a loro, garzoni, mogli, maldicenti, truffatori e donne misteriose rendono la vicenda ricca di colpi di scena, equivoci, battute sagaci e svelamenti.
E allora basta trasportare la vicenda nella nostra società, oggi. Dove il mondo digitale delle videolottery ha sostituito i tavoli delle fumose sale da gioco. Venezia? Milano? Roma? Napoli? Cosa cambia? Qui conta solo la sala slot, il luogo dove Eugenio passa tutta la sua giornata.
La Confraternita del Chianti ha tradotto ciò che Goldoni ha scritto per i suoi contemporanei in una lingua che restituisce la tragica ironia dell’autore, il suo umorismo nero, il suo sguardo disincantato. Ha voluto utilizzare tutti i mezzi che un gioco come il teatro può offrire, ma, come Goldoni, lascia una porta aperta alla speranza, una possibilità di riscatto. Alla fine della commedia, Vittoria e Ridolfo riescono a strappare Eugenio dal mostro del gioco; certo, è solo il primo passo, ma forse Eugenio riuscirà davvero a non giocare più.

da Carlo Goldoni, di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano, con Valeria Sara Costantin, Giovanni Gioia, Marco Pezza, Diego Runko, Giulia Versari, regia Marco Di Stefano