Diavolo rosso

Coltelleria Einstein

Giovanni Gerbi è stato un grandissimo campione che, nei primi anni del novecento, era quasi invincibile. Giovanni Gerbi è stato un pioniere del ciclismo professionista: oltre a possedere una potenza incredibile, una resistenza eccezionale e una volontà ferrea, Giovanni Gerbi ha studiato sin dall’inizio della sua carriera le tecniche migliori per correre in bici.
E’ stato uno dei primi, se non il primo, a fare i sopralluoghi per studiare le corse, uno dei primi a usare il massaggio prima e dopo le gare, a adattare gli elementi della bici per migliorare la posizione in sella, a tagliarsi i capelli corti corti per essere più aerodinamico e così via. Ma l’epos del Diavolo Rosso è fatto anche dei suoi stratagemmi incredibili, dalle sue trovate, dalle sue astuzie e spesso dai suoi inganni omerici, dalle sue scelte truffaldine. Il Diavolo Rosso è stato amato dai suoi tifosi che erano tantissimi, è stato amato e odiato dai suoi rivali, che ne temevano la potenza e le strategie. Amato e vincitore come lui furono poi in pochi: Girardengo e Coppi su tutti.

Giorgio Boccassi, l’attore narrante, è nipote di Giovanni Gerbi , fratello di suo nonno materno e questa illustre parentela lo induce a raccontare, a rievocare quei tempi eroici, a ricordare.
Nel racconto il Diavolo Rosso diventa un Supereroe dalla potenza infernale e dalle astuzie diaboliche, diventa un personaggio mitico, come lo sono stati Ercole, Spiderman, Ulisse, Iron Man.
In realtà il racconto teatrale percorre le grandi imprese del campione, attraverso un’attenta documentazione storica, percorre le rivalità con altri grandi campioni quali Cuniolo, Ganna, Galetti, Rossignoli, Petit Breton, Garrigou, rievoca le caratteristiche delle corse ciclistiche di quei tempi.
Quelle corse erano una vera battaglia: forature, strade polverose, corse di 600 chilometri, carri in mezzo alla strada, mandrie di buoi e greggi di pecore, fermate nelle osterie per rifocillarsi, galline,
cani e gatti tra le ruote, tifosi scatenati e spesso violenti, spari e frustate, insulti e provocazioni.

Nel racconto teatrale appassionante e furibondo come una tappa combattuta, emerge quel tempo, emergono quegli anni del primo novecento quando si inventava il nuovo futuro, anche nello Sport.

 

di e con Giorgio Boccassi, oggetti di scena Beatrice Boggio Sola, tecnico luci e suoni Massimo Rigo, regia G.Boccassi e Donatella Boggio Sola