Endurance, un racconto vero

Coop. Teatrale Prometeo

Era il 1916. Giorno trenta del mese di agosto. Il fotografo di bordo dell’Endurance, Frank Hurley, scattò questa foto ai suoi compagni dopo oltre diciotto mesi di permanenza nella loro prigione di ghiaccio e la intitolò “Il salvataggio”. Ma era una bugia.
In realtà era il ventiquattro aprile del 1916 e la foto ritraeva la partenza della piccola imbarcazione James Caird, scialuppa dell’Endurance, con a bordo Ernest Shackleton e cinque dei suoi uomini. Si stavano preparando ad affrontare ottocento miglia, millecinquecento chilometri di navigazione nell’Oceano Australe. Avrebbero incontrato le lunghe onde di Capo Horn, quelle che fanno il giro del mondo senza incontrare terra, alte fino a venti metri. Avrebbero combattuto e convissuto con venti che sarebbero arrivati fino a ottanta nodi, centocinquanta chilometri all’ora. Su una scialuppa scoperta, senza ponte, della lunghezza di sei metri e mezzo. Per salvare i ventotto uomini della Spedizione Transantartica Imperiale.

Nell’agosto 1914 l’esploratore Ernest Shackleton, assieme ad un equipaggio di ventisette persone, partì dall’Inghilterra a bordo dell’Endurance. La spedizione aveva lo scopo di attraversare l’Antartide via terra, passando per il Polo Sud. Il 18 gennaio 1915, a sole ottanta miglia dal luogo nel quale sarebbe iniziata la traversata, la nave rimase imprigionata nei ghiacci del pack e dopo dieci mesi affondò, annientata dai ghiacci in movimento. Da qui inizia una straordinaria storia di sopravvivenza.

Due attori raccontano l’incredibile avventura mentre le foto originali della spedizione, proiettate su un grande schermo, scandiscono i drammatici episodi che hanno portato Shackleton e i suoi uomini a compiere una delle più grandi imprese di tutti i tempi.

con Sabrina Fraternali Dario Spadon, musiche Marcello Fera e Tiziano Popoli, luci e fonica Graziano Venturuzzo, foto Frank Hurley