L’ANGELO

Teatrino dell'Erbamatta

Lo spettacolo è liberamente tratto da un racconto breve di Gabriel Garcia Marquez, dal titolo “Un signore molto vecchio con certe ali enormi”, scritto nel 1968.

«Era vestito come uno straccione. Gli restava appena qualche filo sbiadito di cranio pelato e pochissimi denti in bocca, e la sua penosa condizione di bisnonno fradicio lo aveva privato di ogni grandezza. Le ali da grosso avvoltoio, spennacchiate e sporche, erano definitivamente incagliate nel pantano».
Il fatto è molto semplice un vecchio angelo caduto dal cielo finisce in un villaggio di pescatori.
L’incontro casuale con gli abitanti del villaggio è una grande novità e porta scompiglio. Ci sono reazioni diverse si va dalla paura dello sconosciuto per poi usarlo a proprio beneficio. Si confrontano così vari livelli di povertà da quella economica a quella spirituale.
Nel corso degli avvenimenti ci sono anche momenti positivi per l’angelo che avvengono quando si avvicina a lui un bambino con il suo cane e poi una vecchia povera che divide con lui un pezzo di pane.
Abbiamo immaginato di raccontare questa storia in un ipotetico villaggio ligure, ove tutti i protagonisti sono pupazzi mossi a vista. Gli abitanti di questo paese hanno tutti lo stesso volto, il che rende surreale e comico l’habitat ove il vecchio con le ali è precipitato, una specie di Gulliver nel paese di Lilliput, ma con due ali d’angelo.
Il luogo dell’azione è un quadrato con ai bordi tante casse, cassette e sopra alla testa varie tipi di illuminazione, carrucole, paranchi posti lì a ricreare un ambiente marino. Al centro della scenografia c’è l’attore seduto che muove pupazzi, corde ed oggetti portando avanti la narrazione con una serie di azioni al presente: tutto capita qui ed ora.
Il suono delle onde che si infrangono sulla riva è già presente prima dell’inizio dello spettacolo e permane come tappeto sonoro durante tutto lo svolgimento della storia. Su di esso si mescolano canti polifonici della tradizione ligure, suoni di strumenti a corda e altre sonorità che creano intralci emotivi nell’arco della narrazione eseguita dal vivo.
Lo spettacolo, di natura comica, presenta momenti di riflessione, si pone come un’opportunità per discutere sulle differenze e sul modo di approcciarsi a ciò che non si conosce.

 

di e con Daniele Debernardi