Bartleby

 

Herman Melville è senza dubbio uno dei massimi scrittori di tutti i tempi.
Dei suoi romanzi brevi il più particolare e discusso è Bartleby, lo scrivano (1853), uno dei testi più elusivi e affascinanti della Storia della Letteratura.
Ambientato a Wall Street, descrive il contrasto tra la vita frenetica, rampante, votata al denaro e alla produttività, incarnata dalla city newyorchese e Bartleby, un personaggio che si rifiuta di svolgere le mansioni lavorative che il suo principale gli affida, finendo a poco a poco col rifiutarsi di fare alcunché, financo di vivere.
Questa opposizione, così radicale, a un mondo positivista e pragmatico, viene descritta dall’esterrefatto datore di lavoro: un pacifico avvocato che cura gli interessi di danarosi clienti ma che prova una strana attrazione mista a compassione e desiderio di scoprire quale mistero si celi dietro al rifiuto sempre più reciso di Bartleby.
Il desiderio di Bartleby di affrancarsi dalla schiavitù del lavoro – e di un lavoro alienato come quello di copista – anche a costo della sua stessa vita, lo rende un personaggio oltremodo moderno, un working class hero: un eroe solitario che si batte con pervicacia donchisciottesca contro il Moloch del capitalismo internazionale.

L’antagonista/narratore: l’avvocato che cerca in tutti i modi di capire – senza riuscirci – la protesta dello scrivano. Il lavoro di scavo delle ragioni dell’altro, la pietà cristiana, l’indignazione, l’autoanalisi spietata anche dei sentimenti meno nobili che prendono il sopravvento in una simile vicenda rendono l’avvocato umanissimo e fanno sì che ci si immedesimi negli sforzi del principale.

Una narrazione sul filo dell’ironia, a tratti persino comica, che ci prende per mano e ci conduce su un sentiero sempre più stretto, alla fine del quale ci ritroveremo sull’orlo di un abisso.
Perché Bartleby è l’Umanità intera. Salvare Bartleby è l’impresa ardua, il grande fardello che ognuno di noi ha sulla coscienza.


RASSEGNA STAMPA

… il Bartleby prodotto da Teatro Invito di Lecco, diretto da Renato Sarti, con Luca Radaelli che è anche traduttore e che dà una bella prova d’attore, molto verosimile nei panni del vecchio notaio americano con basettoni e redingote grigia, che è poi il narratore e dunque dà voce anche agli altri personaggi, con una bravura comunicativa e sapiente.
Anna Bandettini, laRepubblica

Il personaggio dell’avvocato, interpretato efficacemente da Luca Radaelli, incarna la parola stessa del romanzo, la sua vocalità batte con convinzione come se pigiasse i tasti di una lettera 22, in preda ad un’ispirazione frenetica incontenibile. Regge bene, come un mitologico Atlante il vasto cielo di parole di questo spettacolo.
Danilo Caravà, Milanoteatri

Luca Radaelli si dimostra grande mattatore nel suo eloquiare per oltre un’ora e un quarto, senza mai sbagliare una parola e mettendo a frutto tutta una serie variatissima delle gamme di recitazioni, che, a seconda dei momenti narrati o discussi con l’altro attore, a volte è colloquiante, altre è rabbioso, altre ancora diventa dolente nel seguire la sorte del ragazzo.
Il pubblico, ammaliato dal racconto di Luca Radaelli, ha applaudito a lungo.
Carlo Tomeo, Mondopressing

Bartleby è uno spettacolo di grande intensità, che non lascia spazi vuoti e coinvolge lo spettatore in un ritmo fin da subito sostenuto. A luci spente, è il monologo del narratore a invadere per primo la scena: incalzanti e vorticose, le parole dell’avvocato, interpretato in modo impeccabile da Luca Radaelli, che assume di volta in volta anche le voci dei personaggi secondari.
Claudia Farina, Il Flâneur

Luca Radaelli riempie il palco, dalla scarna ma efficace scenografia, e nei panni del datore di lavoro già insofferente verso le particolarità caratteriali degli altri collaboratori.
Con la sapiente regia di Renato Sarti, i cambi di ritmo e prospettive sottolineano con efficacia i cambiamenti emotivi e gli stati d’animo contrastanti e il volgere della voce narrante a una “pìetas” non scontata.
Claudia Pinelli, Sondalife

Essenziale, efficace, sorprendente, commovente, esatto.
Bartleby, l’ultima produzione di Teatro Invito e Teatro della Cooperativa.
Chiara Ratti, Il Giornale di Lecco

 

 

coproduzione Teatro Invito/Teatro della Cooperativa, con Luca Radaelli, traduzione Luca Radaelli, scenografia Renato Sarti, luci e tecnica Graziano Venturuzzo, musiche Carlo Boccadoro, foto di scena Laila Pozzo, grafica e illustrazione Roberto Abbiati, regia Renato Sarti