La leggenda dell’uomo selvatico

 

C’è una figura misteriosa che si aggira nella mitologia dei popoli di montagna. E’ un uomo, o forse è mezzo uomo e mezza bestia, è coperto di pelo e brandisce un bastone. E’ terribile eppure è mansueto, è selvatico, eppure detiene i segreti dell’arte casearia, della concia delle pelli, della metallurgia.
Questo personaggio, che a seconda delle località ha un nome e caratteristiche differenti (Omeon, Salvanel, Om di bosch, ecc.), mette insieme resti di antiche divinità pagane (il Greco Pan o il celtico Kernunnos), che altro non erano che l’espressione del rapporto tra l’uomo e l’elemento naturale. E’ l’Uomo Selvatico, figura che i vecchi abitanti dell’arco alpino giurano di aver visto con i propri occhi.
In questo spettacolo, un bizzarro personaggio, metà boscaiolo e metà filosofo, entra in contatto con gli spettatori, mosso dall’urgenza di spiegare loro come si stia perdendo il rapporto con la natura, con il bosco, con la montagna.
Per fare ciò, utilizza vari aneddoti, racconti, storie che ci riportano a un mondo in cui l’uomo dialogava con gli spiriti silvestri.
Così, il boscaiolo poschiavino che chiede all’Uomo Selvatico di aiutarlo nel matrimonio della figlia, lo vede intervenire alla sua maniera, con la magia che lo contraddistingue, nell’osmosi tra umanità e regno animale.

Uno spettacolo adatto a tutti i tipi di pubblico, basato sulla narrazione, il travestimento, il coinvolgimento dello spettatore, per riscoprire il proprio lato selvatico e recuperare un rapporto con la natura così fondamentale, eppure così trascurato dall’uomo “civilizzato”.